Cittá di Glorenza

Città di Glorenza

Tra antiche mura, una storia movimentata

Varcare una delle porte della città di Glorenza significa intraprendere un viaggio nel Medioevo. La cinta muraria, interamente conservata, protegge i vicoli, i portici e le piazze della più piccola città dell’Alto Adige, che nel 1291 ottenne da Mainardo II il diritto di tenere un mercato. La posizione favorevole, lungo la Via Claudia Augusta e il fiume Adige, ha reso questo borgo un importante crocevia sin dal tempo dei Romani.
Cittá di Glorenza
Cittá di Glorenza
“Quanto più si è buoni, tanto più si è cattivi, se si attribuisce a proprio merito ciò per cui si è buoni.
Bernardo di Chiaravalle (1091 - 1153)
Per volere dei conti del Tirolo, nel 1233 Glorenza divenne sede del tribunale. Ogni condannato a morte aveva diritto ad avere un cuscino, che veniva fabbricato da un contadino di un piccolo maso che ancora oggi è chiamato Polsterhof (trad. “maso del cuscino”). Tra i motivi della ricchezza della città, oltre alla vivace attività legislativa e al commercio di sale ed altri beni, vi era anche il diritto di richiedere un pedaggio. Nel 1499, la vittoria delle Tre Leghe nella Battaglia della Calva costituì un brutto colpo per l’economia di Glorenza, che fu saccheggiata e incendiata. L’erezione delle mura, concepite nell’ambito della ricostruzione della città, venne portata a termine solo nel 1580.

All’inizio dell’età moderna, con l’apertura di nuove vie commerciali, la città perse importanza, la popolazione s’impoverì e si dedicò sempre di più all'agricoltura e al commercio ambulante. Solo nel XX secolo Glorenza ricominciò a rifiorire. Oggi, in tre piani della torre di Porta Sluderno, una mostra permanente illustra la storia della città. Nella torre della chiesa, invece, è possibile visitare una mostra sull’artista e caricaturista glorenzino Paul Flora.

Il processo ai topi di Glorenza
Nel 1519, mentre Glorenza subiva ancora le conseguenze della Battaglia della Calva, finirono sotto processo i topi campagnoli (sic!). A questi roditori venne mossa l’accusa di aver procurato grossi danni alla città. Ancora oggi gli atti del processo celano diversi misteri. Vennero interrogati testimoni, raccolti dati e ai topi venne affidato anche un avvocato. Il giudice si dimostrò clemente e come punizione gli imputati dovettero lasciare la città, anche se non è del tutto chiaro se la pena sia stata scontata. Ai nostri giorni, fortunatamente, gli unici roditori che si possono trovare in città sono dolci e fatti di cioccolato, e sono noti come “topi di Glorenza”.
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